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Vitolo
CARO BASSOLINO
Bassolino ha governato la Campania per tanti anni ed, ora che finalmente siamo riusciti a mandarlo via, ci chiediamo come abbiamo potuto sopportarlo per tanto tempo. Questo libro di alcuni anni fa spiega come lo squallido ma furbo funzionario di una sezione del vecchio PC di Afragola poté usurpare il potere di cui ha goduto. Alle nostre spalle, purtroppo.
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Il libro è stato edito a cura della rivista "Il Cerchio", come supplemento al numero 16, anno III del novembre 1997.
Per puro caso questo numero di Hermes esce in prossimità del 25 aprile, data che da che sono nato si usa considerare giorno di vacanza, il che non è male, considerando che siamo a primavera e, se il tempo ci aiutasse, si potrebbe andare al mare o in campagna o comunque in gita, magari con un bel ponte. Qualcuno pensa che il 25 aprile sia non solo una vacanza, ma addirittura un giorno di festa. Io francamente non vedo che cosa ci sia da festeggiare...
Ieri sera i telegiornali hanno diramato l'annuncio ufficiale, letto personalmente e sobriamente (che dubbio c'è?) dal sobrio signor Mario Monti, che ci ritroviamo (non mi stancherò mai di dirlo) come capo non eletto di un governo non eletto, ma semplicemente piazzato lì con un blitz del presidente della repubblica signor Napolitano. Al di là dei fiorellini e delle frasi educatissime del signor Monti, l'annuncio in parole povere è il seguente: Roma ritira la sua candidatura alle olimpiadi 2020, perché "nelle attuali condizioni economiche in cui si trova l'Italia, non sarebbe un atteggiamento responsabile impegnarsi a sostenere i costi delle Olimpiadi"...
E poi leggi anche la Precisazione ...
Prima di entrare in argomento devo fare una triste premessa, doverosa soprattutto per gli amici che hanno letto il mio ultimo pezzo "Fuori dal tunnel" . Questo infatti parlava della crisi e delle sue origini e del colpo di stato che ha portato Monti al potere, ma si concludeva con un messaggio di ottimismo, basato sulla convinzione che Monti avesse la capacità e soprattutto la volontà di salvare l'Italia e gli italiani. Bene, – ed è questo il succo della triste premessa – ora questo ottimismo non c'è più: Monti non salverà l'Italia e gli italiani, non perché non ne sia capace, ma perché il suo compito, quello che gli hanno imposto i suoi padroni (che, manco a dirlo, non siamo noi), è di segno diametralmente opposto. Egli non deve salvarci, ma semplicemente ridurci a schiavi della finanza internazionale.
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La storia è recente, ma la memoria è corta: quindi può essere utile un breve promemoria. Il 12 novembre 2011 Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio eletto a grande maggioranza dal popolo italiano nel 2008, constatando di non avere più la maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati, pur conservandola al Senato, decide volontariamente di dimettersi. Giova ricordare, anche se di importanza assolutamente trascurabile, il comportamento sguaiato e inqualificabile di un branco “spontaneamente” radunatosi davanti al Quirinale per cercare di offendere il premier, che pure stava dando un grande prova di responsabilità nel rimettere il mandato nelle mani del presidente della Repubblica. Dispiace solo che quella gentaglia, invece di limitarsi a brandire i soliti stracci rossi, con o senza falce e martello, e qualche bottiglia di spumante, osasse anche sventolare qualche bandiera italiana.
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Francamente non ricordavo più il nome di quel tizio, che dieci anni fa, durante il G8 di Genova, nella guerriglia urbana orchestrata da lui e dai suoi compagni, mentre tentava di uccidere dei suoi coetanei carabinieri, fu invece ucciso lui. Il nome, che non sto qui a ripetere (non vale nemmeno l’inchiostro virtuale del mio computer), ed anche l’episodio, me li ha fatti ricordare una dichiarazione del fresco sindaco di Milano Pisapia
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Napoli città sfortunata. Quando, nel 1993 (sono passati già diciotto anni) iniziò la cosiddetta stagione dei sindaci, cioè l'introduzione della legge elettorale che permette l'elezione diretta del primo cittadino, tra i due candidati che si contendevano la terribile responsabilità di governare una città pressoché ingovernabile, la città, proprio perché ingovernabile, scelse il candidato che non si era posto affatto il problema di governare, ma solo quello di fare carriera politica.
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