Paolino Vitolo, consulente informatico, webmaster, ITC 	consultant, giornalista, scrittore.Che politica è questa?
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(HERMES - Il messaggero del Cilento - giugno 2009)

Venerdì 29 maggio 2009: tra una settimana si vota. Passeggio per Palinuro e incontro un amico. Mi chiede: “Ingegnere, ma quando si vota per le europee?”. Quando gli rispondo che si vota negli stessi giorni delle elezioni provinciali, cade dalle nuvole. Faccio altri pochi passi e un altro amico si ferma per parlare un po’. Naturalmente l’argomento di attualità è la politica e subito mi dice: “Hai visto che alle provinciali XXX si presenta col PD nella lista YYY?”. “Ti sbagli.” rispondo “La lista YYY sta col PdL. “E da quando?” ribatte l’amico e così via discorrendo. Insomma la confusione è totale e persino i più accorti e i più informati rischiano di sbagliare: basti pensare che alle elezioni provinciali per la provincia di Salerno, che poi sono quelle più sentite dalla maggior parte dei cittadini del nostro territorio, il PdL si presenta con la bellezza di diciassette liste, mentre il PD ne ha “solo” dieci. E pensare che abbiamo fatto i partiti unici, sia da una parte che dall’altra, per semplificare la politica. Ma evidentemente la frammentazione è un vizio tutto italiano. Sembra quasi che la politica stia facendo di tutto per allontanarsi dal cittadino e la cosa più grave è che questo comportamento sia diffuso soprattutto nelle alte sfere. Per fare un esempio pratico, i semplici candidati consiglieri provinciali non hanno perso il contatto con la popolazione: essi si sforzano di essere vicini ai loro potenziali elettori e di enunciare programmi e proposte concrete. Lo stesso non avviene ai vertici e nelle segreterie dei partiti. Questa è una delle cause, ma non l’unica, di quello che è stato definito molto appropriatamente “l’imbarbarimento della politica”.La parola “politica” deriva dal greco antico “polis”, che viene tradotto correntemente come “città”. Questa traduzione, seppure corretta, non rende tutto il significato della parola greca. Questa non indica l’insieme di case e di strade che noi chiamiamo città, bensì una comunità di individui che condividono ideali e aspirazioni e che cercano di convivere in armonia, contemperando diritti e doveri e rispettando i diritti del prossimo. Politica è quindi l’arte di vivere in armonia da cittadini e non da sudditi. Non mi pare che quella di oggi corrisponda a questo ideale. Nella migliore delle ipotesi la politica moderna è una contesa per il governo e la democrazia non è, come direbbe ancora una volta la parola greca originaria, la “preminenza del popolo”, ma semplicemente un espediente tecnico per stabilire chi debba governare, espediente che si riduce spesso a delle regole più o meno complicate per contarsi. E, sempre nella migliore delle ipotesi, una volta applicate le regole di “conteggio”, la parte vincente, cioè la maggioranza, dovrebbe proporre le leggi le regole e le azioni di governo, mentre la parte perdente, cioè l’opposizione, dovrebbe vigilare in maniera propositiva sul lavoro della maggioranza, correggendolo ove necessario, per il raggiungimento dello scopo comune, di quello che dovrebbe essere l’unico fine condiviso: il benessere e l’armonia del Paese. Vi sembra che le cose stiano veramente così? Inutile rispondere a questa domanda retorica.
La situazione reale è leggermente diversa. Abbiamo finalmente una maggioranza forte, per numeri e per idee, che sembra avere la capacità di fare effettivamente le cose. La soluzione dell’annoso problema dei rifiuti della Campania e di Napoli in particolare ne è la prova evidente. Per un buon governo del Paese sarebbe auspicabile che a una maggioranza forte corrispondesse un’opposizione altrettanto forte; non dal punto di vista dei numeri, evidentemente, ma da quello delle idee. Purtroppo non è così: l’opposizione, incapace di capire che la sua sconfitta derivò soprattutto dalla carenza di idee e dal fatto di aver basato la propria ragione di essere sulla demonizzazione del leader del centro destra Berlusconi, continua diabolicamente a perseverare nell’errore: invece di collaborare al governo, vigilando su questioni politiche e di governo, preferisce attaccare il Presidente del Consiglio, non su questioni politiche e di governo, ma su fatti personali e privati, che francamente non interessano a nessuna persona normale, né di destra né di sinistra. Ma purtroppo non basta: se l’azione della minoranza si limitasse alle demenziali esternazioni del suo triste leader Franceschini, riuscito solo nell’impresa titanica di farci rimpiangere il suo predecessore Veltroni, il centro destra dovrebbe temere soltanto di diventare troppo forte, il che obiettivamente non è un bene per la democrazia. Invece ci sono dei cosiddetti poteri forti, attenti solo ai propri interessi e non certo al bene del Paese, che sono realmente in grado di fare del male.E, guarda caso, i giornaloni anglosassoni, che sembrano tante “Repubbliche” in lingua inglese, sono manovrati da questi gruppi di potere. Mi rendo conto che questi potenti, proprio perché così nascosti ed evanescenti, non fanno impressione sul pubblico, nonostante siano i più virulenti e dannosi. Per meglio farci capire scendiamo allora a questioni più di “cortile”. I giornaloni anglosassoni sono legati a grandi nomi dell’editoria e dei media del calibro di Murdoch, cioè del signor Sky, che certamente non vede di buon occhio il concorrente Berlusconi, nella sua veste di signor Mediaset. E siccome in guerra, in amore e in affari non esistono colpi proibiti, perché non cercare di colpire il Cavaliere con storie di veline, di lolite o con qualunque altra stupidaggine possibile ed impossibile? E poi c’è un’altra questione di cortile ancora più rilevante, almeno dal punto di vista del valore economico. L’Italia, fin dai tempi di Enrico Mattei, sta cercando di affrancarsi dalla prepotenza dei fornitori di energia. E l’America, che direttamente o indirettamente è uno di questi, ha sempre cercato di frustrare questi tentativi italiani. Sappiamo bene che fine ha fatto Mattei negli anni ’60 per aver affrancato il bel Paese dal potere delle sette sorelle. Oggi certi sistemi non si usano più (forse), ma state pur certi che il presidente Obama, che tanto fa fremere di piacere le anime belle della sinistra, prima di essere democratico, prima di essere progressista, prima di essere negro (o è meglio dire abbronzato?), è innanzitutto americano. E perciò fa gli interessi degli USA, che non sempre coincidono coi nostri. Tutto questo va a danno dell’Italia e quindi di un governo che finalmente (era ora!) sta FACENDO le cose.
I poteri che ho appena elencato, per poter agire in un paese che dopo tutto è sempre sovrano e indipendente, hanno bisogno di quinte colonne, cioè di traditori, preferibilmente stupidi, meglio ancora se idioti. E questi purtroppo abbondano nella magistratura, dove, pur essendo per fortuna una piccolissima minoranza, dato il gran numero del totale dei magistrati, costituiscono comunque una forza temibile e agguerrita. Alludo naturalmente a quei magistrati che vengono meno al loro dovere, perché lasciano che le loro idee politiche, peraltro sacrosante (ci mancherebbe, ognuno può pensarla come vuole!), influenzino il loro operato, che invece dovrebbe essere imparziale e giusto per definizione. Costoro sono doppiamente disonesti, perché, godendo di un potere maggiore della media dei cittadini, se ne servono per motivi abbietti. Questi sono peggiori dei delinquenti che pretendono di giudicare e meriterebbero una punizione esemplare. Anche perché con le loro manovre delinquenziali non si limitano a danneggiare il premier, ma colpiscono tutti i cittadini. L’esempio principe di questo comportamento viene dalla Campania, dove certi personaggi, ora che siamo sotto elezioni, stanno facendo di tutto per vanificare l’opera eccezionale del governo: gli stessi magistrati che sono stati zitti quando la camorra gestiva a modo suo il traffico dei rifiuti, si permettono ora di molestare il manovratore che ha risolto brillantemente il problema, mettendo nell’angolo la criminalità organizzata.
Tutto questo ci fa capire che è nostro dovere di cittadini restare vigili e non abbassare la guardia. Non è lecito dissociarsi dalla politica solo perché la politica è sporca. Se non facciamo sentire la nostra voce, facilitiamo l’opera malefica di chi, per un verso o per l’altro, non ama l’Italia. Non possiamo dissociarci,non possiamo abbandonarci al facile impulso qualunquistico di lasciar perdere tutto, “tanto non possiamo farci niente”. Dobbiamo votare, dobbiamo scegliere chi ci sembra più onesto e più degno di rappresentarci. Pensate che alla Provincia di Salerno non abbiamo mai avuto un rappresentante del nostro Cilento. Oggi, sull’onda del successo del centro-destra possiamo farcela: non rinunciamo a far sentire la nostra voce. Votiamo, e votiamo bene!

Paolino Vitolo
paolino.vitolo@fastwebnet.it



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