Paolino Vitolo, consulente informatico, webmaster, ITC 	consultant, giornalista, scrittore.Tempo di bilanci
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Tempo di bilanci

(HERMES - Il messaggero del Cilento - ottobre 2009)

Ottobre, tempo di bilanci. La domanda rituale di questi primi giorni d’autunno è la solita: come è andata l’estate? Domanda ovvia per un paese a vocazione turistica come il nostro, che, essendo quasi privo di altre risorse, ha cominciato a conoscere un po’ di benessere solo da quando, alcuni decenni or sono, fu scoperto da un turismo internazionale richiamato dal Club Med. E’ storia ormai vecchia e ne abbiamo parlato a lungo. Sulla scia di quei tempi eroici, il nostro territorio ha continuato a vivere di turismo. Ho usato il verbo “vivere”, ma mi rendo conto che sarebbe stato più giusto usare il più divertente “vivacchiare” o addirittura il più triste “sopravvivere”. Gli operatori turistici, i ristoratori, gli albergatori, i baristi, i gestori dei lidi, quelli che affittano ombrelloni e sedie a sdraio non si lamentano apertamente della stagione appena trascorsa: se richiesti di un parere, sorridono sornioni, ma non rispondono. E’ andata così così, come sempre, e come sempre si affrettano a chiudere il loro ristorante, il loro bar, la loro struttura turistica. In fondo il gruzzoletto che hanno messo da parte nei due furiosi e frenetici mesi estivi sarà sufficiente per sopravvivere (appunto!) fino alla prossima bella stagione. Certo, lungi da me l’idea di generalizzare! Non tutti si comportano così: ci sono delle lodevoli eccezioni, imprenditori che hanno il coraggio di rischiare, di affrontare le spese non indifferenti per tenere aperte le loro strutture, pur con un afflusso turistico ridotto. Ma sono proprio questi che alla lunga saranno premiati. In questi giorni si vedono pochi turisti per le strade di Palinuro: qualche tedesco, qualche inglese, persino qualche giapponese. Ebbene di quali ristoranti, di quali alberghi, di quali bar questi signori si ricorderanno e citeranno quando torneranno nelle loro case? Naturalmente di quelli in cui sono stati, perché erano aperti e funzionanti e che, proprio per questo e proprio per aver scelto di lavorare in un periodo meno affollato, hanno potuto offrire un servizio migliore e qualificato. Il seme gettato da questi imprenditori illuminati darà i propri frutti e l’anno prossimo i turisti “fuori stagione” saranno di più. Ma non basta: il fatto stesso che facciamo queste considerazioni e soprattutto che continuiamo a farlo tutti gli anni, con monotona costanza, dimostra che la buona volontà di pochi audaci non basta ad invertire la tendenza che ha visto Palinuro trasformarsi da una località turistica di elite di respiro internazionale ad un’accozzaglia di seconde case che vengono riempite all’inverosimile per uno due mesi, da “turisti” di infimo rango, che, pur di ottenere un po’ di mare e un po’ di sole a basso costo, sono disposti a rinunciare a servizi essenziali e irrinunciabili. Certo non è possibile evitare l’abbuffata di agosto: tutte le località turistiche italiane ed anche estere sono irriconoscibili nel mese dell’invasione. E in verità non vogliamo nemmeno evitarla. Ci piacerebbe invece che si elevasse il livello dell’offerta (e quindi anche dei prezzi) in modo da attirare un turismo più qualificato ed allontanare quello più becero e selvaggio. Tanto per fare un esempio, a Positano nessuno si sogna di scendere in spiaggia con la frittata di maccheroni, non perché la frittata di maccheroni non possa essere squisita, ma perché per scendere sulla piccola e scomoda spiaggia di Positano, se proprio lo si desidera, bisogna lasciare la macchina in un parcheggio costoso e lontano e poi fare molte scale, particolarmente scomode col sacco della frittata sulle spalle. Meglio fermarsi in un elegante (e costoso) ristorante e scendere in spiaggia il meno possibile, perché tanto, a parte il panorama da favola, non è che la spiaggia sia bellissima. Meglio fare vita di night, di albergo, fare shopping nei numerosi negozi alla moda e spendere tanto, tantissimo (se ovviamente se ne ha la possibilità).
Mi rendo conto che con questo mi sono risposto da solo. Palinuro non è come Positano. La natura qui è più bella, più selvaggia, più lussureggiante. Il mare è più pulito, le spiagge più ampie: non c’è paragone. E’ ovvio che ad agosto (ed anche negli altri mesi) arrivino le frittate di maccheroni; e non ce ne dispiace. Ma quello su cui dobbiamo battere è il prolungamento della stagione turistica, che è veramente troppo breve. A Positano la stagione dura dodici mesi all’anno: provate ad andarci a novembre, il mese più negletto dal punto di vista turistico. Troverete tutti i ristoranti aperti, tutti gli alberghi pronti ad accogliervi, tutti i negozi con le merci più belle ed eleganti. E vedrete le strade piene di gente, certo non come ad agosto, ma comunque con tanta gente disposta a spendere e spendere. Nessun esercente di Positano si sognerebbe di chiudere a novembre. A Palinuro, invece, e non solo a Palinuro, ma in tutto il Cilento novembre è veramente il mese dei morti.Ho parlato prima di imprenditori coraggiosi, che contribuiscono con la loro “audacia” a far venire qualche turista anche nei cosiddetti periodi di magra. Sono persone che meritano tutto il nostro apprezzamento, ma non possiamo pretendere che facciano tutto da soli. Per invertire la tendenza l’Amministrazione comunale e poi anche il Parco del Cilento, la Regione e la Provincia devono fare la loro parte. In questo stesso numero di Hermes c’è un articolo in cui si afferma che i turisti si vanno a prendere, non si aspetta che arrivino da soli. Parole sacrosante, ma gli imprenditori non possono andarli a prendere senza l’aiuto delle istituzioni. Che devono assolutamente inventarsi qualcosa che vada un po’ al di là delle solite sagre della salsiccia e della patata. Devono inventarsi congressi, convegni, settimane culturali, eventi di spettacolo, mostre archeologiche e chi più ne ha più ne metta. La materia prima ce l’abbiamo, e in abbondanza (pensate solo all’acqua sulfurea di cui si parla in un altro articolo di questo giornale), basta solo spremere le meningi o, più semplicemente, partecipare in maniera cosciente e qualificata (è ovvio) alle borse turistiche internazionali e a tutti quegli eventi fatti apposta per “andare a prendere” i turisti. Questo è in effetti un lavoro molto impegnativo, da professionisti del settore, che non è possibile improvvisare. Mi permetto di suggerire all’Amministrazione comunale di Centola di assumere un professionista, alle dipendenze dell’Assessore al Turismo, che, sollevando quest’ultimo da incombenze che non gli competono e che trascenderebbero la sua funzione, potrebbe essere pagato per “andare a prendere” i turisti e incentivato in base ai risultati concreti. Non mi sembra un’utopia: molti paesi fanno così.
Parlare dell’Amministrazione comunale mi dà l’occasione di cambiare argomento. Dopo più di due anni dall’insediamento, la luna di miele con l’amministrazione del sindaco Romano Speranza sembra decisamente finita. Niente di strano, succede anche nei matrimoni d’amore, figuriamoci in politica. Quello che stupisce e che un po’ dà fastidio è che ormai il parlar male dell’amministrazione comunale è diventato una moda, anzi addirittura lo sport preferito del territorio. Certo nessuno è esente da colpe (e di conseguenza nessuno scaglia la prima pietra) e bisogna ammettere che non tutto è andato per il verso giusto e non tutte le promesse fatte in campagna elettorale sono state mantenute. Proprio per queste promesse non mantenute un paio di consiglieri di maggioranza si sono dissociati ed hanno costituto un gruppo indipendente (e di questo vi diamo conto in questo stesso numero), ma ritengo che questo non autorizzi, come si suol dire, a buttare il bambino con l’acqua sporca. Hermes ha contribuito – e lo dico senza falsa modestia – a far vincere il gruppo Insieme e quindi a far insediare l’attuale amministrazione. Proprio per questo motivo ci sentiamo in diritto di criticare ciò che non ci sembra giusto e ciò che ci sembra insufficiente, ma non vogliamo associarci al mugugno generalizzato che caratterizza la moda del momento. Non vogliamo qui elencare le cose buone che sono state fatte: preferiamo che lo faccia il Sindaco in persona (vedi intervista a fianco). Limitandosi alle cose concrete e visibili, basta dare un’occhiata alle opere pubbliche, come la piazza e il costruendo parcheggio di Centola o le fognature o il nuovo depuratore di Portigliola, nonché il porto di Palinuro, non ancora perfetto, ma certo migliore di un tempo, per rendersi conto che questa amministrazione non è stata con le mani in mano. E anche la gestione dei rifiuti, con il difficile sistema della raccolta differenziata, è un risultato non indifferente, pur con le pecche e le insufficienze che citeremo fra poco. Più che tessere le lodi, penso che sia utile fare una critica costruttiva ed esorto anche i cittadini che mi leggono a fare altrettanto. E’ inutile abbandonarsi a un qualunquistico malcontento: se vediamo che c’è qualcosa che non va è perfettamente inutile ripetere a destra e a manca “Che delusione, è tutto come prima”, ma bisogna proporre soluzioni. Se si è in grado di farlo. Abbiamo parlato dei rifiuti e abbiamo apprezzato il buon lavoro che è stato fatto, ma abbiamo il dovere di fare qualche critica, costruttiva naturalmente. La raccolta differenziata porta a porta va benissimo, ma solo se si rispettano scrupolosamente le regole prefissate. Se non ci sono cassonetti per strada, il che di per sé è un bene, i sacchetti non possono essere ASSOLUTAMENTE depositati al di fuori degli orari prescritti, altrimenti si rischia di trasformare il paese in un immondezzaio. Le fotografie a corredo di questo numero sono molto eloquenti. Tutte sono state scattate al di fuori degli orari prescritti, anche se in luoghi e in giorni diversi e tutte mostrano spazzatura che non ci sarebbe dovuta essere e, peggio ancora, alcuni rifiuti ingombranti che MAI, dico MAI, possono essere lasciati per strada. In altre città, come Napoli e Roma (lo so per esperienza diretta), i rifiuti ingombranti si smaltiscono telefonando ad un numero e aspettando che se li vengano a prendere (a pagamento). Qui non si paga e ci si può sbarazzare del vecchio televisore in qualsiasi momento, purché si accetti di fare il mezzo chilometro fino al sito di stoccaggio stabilito, e invece la gente non sa approfittare di questa opportunità. Come ladri preferiamo abbandonare di nascosto le nostre porcherie e non rispettiamo delle regole che non sono poi tanto difficili da seguire. Basterebbe avere poco anzi pochissimo senso civico. Ed è qui che casca l’asino. Se c’è spazzatura per strada , non è colpa di chi la deve raccogliere, ma di chi la depositaal di fuori degli orari consentiti. Questa è una colpa, grave, di noi cittadini. Da cui deriva però una colpa, o almeno una mancanza dell’amministrazione. Visto che noi siamo maleducati, l’amministrazione deve vigilare e stangare senza pietà i colpevoli colti in fallo: e non mi pare che questo sia stato fatto o almeno che sia stato fatto con la necessaria costanza e severità. Altrimenti, se non si ha la volontà o la capacità di punire gli sporcaccioni, si può adottare una soluzione diversa: abbandonare il sistema porta a porta e rimettere per strada i cassonetti, ma di vari colori, per permettere al cittadino di eseguire comunque la raccolta differenziata, ma senza essere legato agli orari che stranamente sembrano così difficili da rispettare. Ho visto questo sistema felicemente praticato in Austria: non potremmo adottarlo anche qui? Non penso che siamo meno bravi degli austriaci.
La maleducazione nel campo dei rifiuti mi fa venire in mente un’altra piaga che costituisce purtroppo un grande pericolo per lo splendido ambiente naturale della nostra terra. Nello scorso mese di agosto si parlò e ci si scandalizzò giustamente per l’incredibile notizia della discarica abusiva presso la grotta Azzurra di Capri. In quella occasione il nostro sindaco ebbe buona stampa sui principali giornali, affermando che anche noi abbiamo la grotta Azzurra, anzi più bella di quella di Capri (sono d'accordo) e che ne abbiamo anche altre bellissime e che infine – è questa la notizia più importante – che in nessuna grotta è consentito entrare con il motore della barca acceso. Splendido! Lo sapevamo già da tanto tempo. Fatto sta che, mentre leggevo questa notizia sul Corriere del Mezzogiorno, essendo per caso in barca ancorato nei pressi della grotta Azzurra di Palinuro, ebbi modo ci vedere che TUTTI, ma proprio tutti, operatori turistici e barche private comprese, entravano a piacimento nella grotta con il motore acceso. E senza nessuna pietà per l’ambiente, per le gorgonie ormai morte asfissiate, per l’acqua ridotta (almeno in agosto) ad un’emulsione di oli minerali, e per l’aria della grotta sempre più simile a quella di una camera a gas. C’era qualcuno a vigilare contro questo scempio? Certo che no. Anzi, ve ne racconto un’altra che dimostra che neanche il senso civico di qualche buon cittadino può risolvere questi problemi, ma che per farlo ci vogliono le guardie e tanta fermezza (avrei voluto dire cattiveria). Dunque, per non tenervi in sospeso, procedo al racconto. In un altro giorno dell’estate trascorsa, stavo facendo il bagno nell’acqua sulfurea presso l’omonima grotta di Calafetente, non per curare la pelle (come si narra in un altro articolo di questo numero), ma perché l’acqua della sorgente è più fresca e quindi più piacevole nelle giornate molto calde. Mentre ero a mare notai alcuni turisti con un gommone, i quali, per entrare nei pochi metri della grotta Sulfurea, spensero il motore ed entrarono correttamente a remi. Non potai fare a meno di lodarli e complimentarmi con loro, ma evidentemente feci male. Infatti, il gommone dei turisti era appena uscito, a remi naturalmente, che una barca delle cosiddette gite alle grotte, condotta da un – diciamo così – operatore turistico, entrò prepotentemente a motore nei pochi metri della grotta Sulfurea, fermandosi dentro col motore acceso. I turisti del gommone, forse motivati dalla mia lode di poco prima, si permisero a questo punto di far notare all’”operatore” che non si poteva entrare a motore nelle grotte. La risposta di quest’ultimo fu superiore ad ogni aspettativa: egli si alzò in piedi e, con gesti e parole non riportabili a stampa per rispetto della legge e del buon gusto, invitò veementemente i malcapitati a recarsi in un posto che evidentemente il figuro doveva conoscere bene. Con quanto beneficio della nostra immagine e del nostro turismo, lascio a voi lettori di giudicare.
Al di là dello specifico, anche se sintomatico episodio, mi rendo conto che parlare delle grotte e in generale della gestione degli arenili significa toccare un nervo scoperto. Chi vive portando la gente a visitare le grotte o offrendo sedie a sdraio e ombrelloni sulle spiagge ha dei doveri, ma anche dei diritti. La conformazione delle grotte di Palinuro rende molto difficile, se non impossibile, l’ingresso a remi dei gozzi delle gite. D’altra parte entrare a motore non è assolutamente ammissibile, sia per non distruggere l’ambiente, sia per motivi di sicurezza. E allora, perché non dotare le grotte di appositi cavi sospesi alla volta che consentano a chi entra di spingere la barca a mano, esattamente come avviene nella grotta Azzurra di Capri? E per quanto riguarda l’annosa questione degli operatori turistici che offrono il servizio spiaggia con la misera e insufficiente copertura del famigerato articolo 68 del Codice della Navigazione, che cosa aspetta l’amministrazione comunale a redigere finalmente il cosiddetto “piano spiaggia”, peraltro promesso in campagna elettorale? Mi pare che in sede di giunta comunale siano state date delle deleghe alla gestione del demanio marittimo; che cosa aspettano i delegati a fare il loro lavoro e a partorire finalmente questo benedetto piano spiaggia? E, per non saltare di palo in frasca e a dimostrazione che tutti abbiamo le nostre colpe, lo sapevate che solo il 5% delle cosiddette “concessioni” in base all’art. 68 hanno pagato la misera somma di 300 € circa per l’iscrizione al registro dei noleggiatori del Comune? Lo sanno questi signori che, quando avranno il loro tanto desiderato piano spiaggia dovranno pagare e pagare di più? Per non parlare delle baracche abusive che sono sorte come funghi sulle spiagge e che, col piano in funzione, non potranno più essere tollerate.Come vedete, cari lettori che avete avuto la pazienza di seguirmi fin qui, tutti dobbiamo lavorare e principalmente tutti dobbiamo farci un bell’esame di coscienza. Non per scagliare la prima pietra, ma per dare il giusto onesto contributo, di critica, ma anche di proposta, per migliorare la nostra terra e la nostra vita. Non sarà facile, ma con la buona volontà e soprattutto con un atteggiamento aperto, franco e positivo potremo riuscirci. Auguri!

Paolino Vitolo
paolino.vitolo@fastwebnet.it



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