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Una primula fa primavera. Troppe no.

(Hermes aprile 2015)

La seconda edizione della Festa della Primula, il 21 e 22 marzo scorsi, ha riscosso un successo forse superiore alla prima, anche perché quest’anno gli organizzatori non si sono limitati all’aspetto prettamente scientifico, ma, anche in vista di una partecipazione all’EXPO di Milano, hanno voluto rinverdire antiche tradizioni gastronomiche cilentane. Niente paura, però! Non si è mangiata la Primula palinuri, notoriamente specie protetta, bensì le numerose erbe spontanee del nostro territorio, come la borragine, il cardo, il critamo, la piantaggine ecc. ecc., che un tempo erano tra gli abituali ingredienti della dieta mediterranea.
La sera di domenica 22 marzo, approfittando di una provvidenziale tregua della pioggia, nella piazza Virgilio di Palinuro, alcuni ristoratori hanno offerto squisiti piatti della tradizione cilentana, preparati proprio con queste erbe spontanee. Il successo è stato tale che gli stessi ristoratori si sono impegnati ad inserire queste pietanze nei loro menu.
Tanto successo però non può evidentemente passare sotto silenzio e quindi, mentre negli anni e nei secoli appena trascorsi della Primula palinuri non importava niente a nessuno, oggi come oggi queste feste, convegni, passeggiate, eventi culturali e mangerecci di sapore botanico e chi più ne ha più ne metta, proprio come la mai dimenticata Idrolitina del Cavalier Gazzoni, vantano molti tentativi di imitazioni.
La cosa in sé non sarebbe poi tanto male, se solo i titolari delle varie iniziative cercassero di collaborare tra di loro, facendo tesoro delle esperienze degli altri, invece di mettersi in concorrenza per far vedere di essere più bravi. Quello che mi sembra mostruoso è che in un paese di quattro gatti ci debbano essere quattro associazioni, quattro comitati, quattro presidenti, quattro eventi, per il solo motivo che ogni gatto è incapace di mettersi d’accordo con gli altri, rinunciando così a ottenere un risultato migliore.
Conosco ed amo questo posto da mezzo secolo e penso quindi di aver diritto di sentirmi anch’io un po’ palinurese. Per questo da molti anni ho deciso di capire perché questo luogo benedetto dalla natura non riesca ad avere il giusto apprezzamento turistico. Purtroppo credo di aver capito: noi palinuresi (consentitemi la prima persona plurale) siamo incapaci di collaborare. Vediamo nel nostro vicino il peggior concorrente, senza accorgerci che la vera concorrenza viene da lontano, da posti, come la Costiera Amalfitana (citando un nome a caso), dove i cittadini e gli operatori riescono a fare gioco di squadra.
Noi invece no: e i risultati si vedono. Purtroppo.


Paolino Vitolo



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