Paolino Vitolo, consulente informatico, webmaster, ITC 	consultant, giornalista, scrittore.I poteri forti si agitano
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(IL MONITORE - aprile 2006)

Puntuali come un orologio svizzero, le molteplici e variegate forze della sinistra aprono la fase “giudiziaria” della campagna elettorale. Siamo tentati di paragonare queste forze ad una specie di idra di Lerna, mostro dalle cento teste, che ricrescevano quando Ercole, durante una delle sue famose fatiche, le recideva con la spada. Ma sarebbe un paragone troppo nobile. Più che di un’idra si tratta di un groviglio di vermi: le teste sono ben più di cento e si agitano scompostamente e – perché no? – disperatamente. Assistemmo ad una sceneggiatura del genere anche nell’ultimo decennio del secolo scorso, ma questa volta la disperazione dei vermi fa sì che essi si contorcano in modo ancora più virulento e disgustoso. Come da copione, i primi ad agitarsi sono stati i cosiddetti “poteri forti”. Qualcuno, tempo fa, si è chiesto, con una certa ironia, che cosa siano questi poteri forti. Io direi che essi sono semplicemente quelle istituzioni talmente potenti, da potersi permettere di stravolgere la verità al di là di ogni vergogna. Come il fichetto presidente da operetta che la Confindustria si trova oggi ad avere, o come i giornaloni bugiardi che pontificano le loro baggianate dall’alto di un potere economico, elargito non certo dai lettori, ma dai poteri di cui sopra, che li pone al di sopra di ogni possibile ritorsione o punizione. Punizione che comunque non potrebbe mai arrivare, perché una piccola parte della magistratura, che istituzionalmente dovrebbe far rispettare le leggi e quindi punire i bugiardi, ha deciso di fare campagna elettorale, utilizzando l’enorme potere di cui dispone in maniera tecnicamente ineccepibile, ma moralmente abbietta. Abbietta, perché per definizione la magistratura non dovrebbe fare politica, proprio in virtù della famosa separazione dei poteri dello Stato democratico enunciata da Montesquieu: il potere giudiziario non deve confondersi con il potere esecutivo, cioè con il governo e quindi con la politica. E’ ovvio che non tutti i magistrati, ma solo pochi (per fortuna!) si comportano così; la maggior parte di essi sono persone oneste e integerrime che, proprio per questo, non fanno politica e, proprio per questo, non si vedono e non si sentono (almeno da parte delle persone oneste). Ma gli altri, quelli cosiddetti “impegnati”, si sentono eccome. E mentre nel secolo scorso essi si limitarono ad attaccare il solo Berlusconi, sottovalutato al livello di un povero parvenu o di un’anomalia politica, oggi, proprio perché hanno più paura e sono praticamente alla disperazione, stanno attaccando a tutto campo i partiti della coalizione di destra e in particolare Alleanza Nazionale. Considerate le circostanze, ci sarebbe da esseri fieri di questa attestazione di stima.
Tornando al punto, qualcuno (sempre della stessa partita, ma del settore informazione) tenta di giustificare queste azioni giudiziarie come “atti dovuti”, in mancanza dei quali si configurerebbe la cosiddetta omissione di atti di ufficio. Due semplici considerazioni bastano però a smascherare questa tesi. Primo, il momento delle denunce, o – come si dice – dell’apertura dei fascicoli, è altamente sospetto: vengono tirate in ballo cose avvenute mesi o anni fa, ma ce ne si ricorda solo a un mese dalle elezioni. Secondo, non volendo commettere omissione di atti di ufficio, bisognerebbe aprire una montagna di provvedimenti anche contro gli esponenti e i partiti della sinistra, che – come tutti sappiamo – hanno non poche cose di cui vergognarsi. E invece, proprio per l’operato a senso unico di questa parte marcia della magistratura, personaggi che hanno armadi pieni di scheletri, anzi scheletri essi stessi (secondo una battuta umoristica in voga) si permettono di trinciare giudizi su chi ha fatto della moralità una bandiera. Ovviamente questo non significa che vorremmo fermare il corso della giustizia: se qualcuno ha sbagliato, che paghi pure. Ma se è innocente, quello che conta, e non ha rimedio, è il danno politico ed elettorale già subito. Perché lo scopo di costoro è solo questo. Se essi fossero veramente giudici, cioè giusti per definizione, dovrebbero agire anche contro tanti politici sinistri, ma forse il tempo non basterebbe da qui alle elezioni. Se essi fossero giusti, dovrebbero aprire qualche bel fascicolo anche contro chi ha distrutto l’IRI in una voragine di debiti, contro chi ha svenduto la SME, la Cirio e l’Alfa Romeo, o contro chi da sempre ha rubato tutto il rubabile, in nome del partito – s’intende. Vi dicono nulla questi nomi: Dongo, COOP, UNIPOL? Ma purtroppo l’idra non è giusta e non conosce ragioni. E noi dobbiamo sconfiggerla, e non c’è bisogno di Ercole per farlo. Perché, come dimostra il suo stesso scomposto agitarsi, essa sta perdendo, anzi ha già perso.



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